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sabato 7 novembre 2009

Quando i disabili vengono considerati bambini di serie B


CdV, 7 novembre - “In Italia non è possibile per un single adottare un bambino, mentre è possibile adottare un bambino disabile”. Si tratta di “una scelta orribile del nostro legislatore: il messaggio implicito è che lo Stato valuta i bimbi disabili come bambini di serie B per i quali puo’ essere sufficiente anche un solo genitore”, afferma il fondatore di Fede e Luce e delle Comunita’ dell’Arca, Jean Vanier, denunciando sull’Osservatore Romano l’avanzata inarrestabile di una mentalità eugenetica. Nell’intervista, pubblicata dal giornale della Santa Sede per ricordare il “Premio Paolo VI” assegnato a questo grande amico di Papa Wojtyla, l’anziano leader cattolico francese indica nell’aborto terapeutico uno degli aspetti più preoccupanti. “A una mia amica della comunita’ - racconta - venne detto che la bambina che aspettava era affetta da Trisomia 18 (patologia che farà nascere il feto morto o che lo farà morire a breve). Questa donna ha avuto difficoltà enormi: tutti insistevano perchè abortisse, anche la pediatra che l’avrebbe dovuta aiutare, e che invece era terrorizzata”. Secondo Vanier, “molti non hanno il tempo o non sono stati aiutati a prendere il tempo necessario per vedere la persona dietro la disabilita’”.
L’altro aspetto che preoccupa il fondatore di Fede e Luce è il rischio della selezione genetica insito nelle diagnosi prenatali e nelle tecniche per la procreazione assistita.
“E' l’eugenetica di oggi - rileva - volta a creare il figlio perfetto. Scelgo un maschio, un maschio che voglio diventi un grande pianista”.
Inoltre, continua Vanier, “succede davvero troppo spesso che l’uomo dica alla madre: se non abortisci, se non metti il bambino in istituto, ti lascio. E così , abbiamo tante famiglie monoparentali con madri che vivono sole con il figlio disabile”.
“Questa discriminazione - rileva Jean Vanier - presente ovunque. Il mondo vuole accettare le persone con disabilità solo se possono essere reinserite, se possono vivere da sole. Molti Stati e molte leggi li accettano solo se possono in qualche modo diventare ‘normali’. Come tutti gli altri. È il rifiuto di accettare le persone semplicemente per quello che sono. Perchè non esiste qualcosa come la normalità o l’anormalità: ogni persona è diversa. È fondamentale - sottolinea - creare società in cui ciascuno sia visto e sia considerato importante”. Ed occorre “cercare di aiutare i genitori a vedere e a comprendere che il figlio non è una delusione, non è qualcosa che non funziona, ma è invece una persona esattamente come noi, una persona con le sue difficoltà e i suoi handicap che sono, semplicemente, più visibili di quelli degli altri”.


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